Storie

Possiamo proprio guardare altrove?

La Svizzera si interroga sull'immigrazione, sui rapporti con l'UE e sulla neutralità in un'Europa nuovamente in guerra.

L'iniziativa popolare “Salvaguardia della neutralità svizzera”, presentata dai circoli della destra conservatrice, intende fornire una risposta alla questione della neutralità. Essa chiede che la neutralità svizzera sia espressamente sancita nella Costituzione, compresi i divieti di applicare sanzioni agli Stati belligeranti e di aderire a un'alleanza difensiva.

Ma chi approfondisce un po’ di più le argomentazioni dei promotori dell’iniziativa deve chiedersi seriamente quale sia il vero obiettivo che essa persegue. Vogliamo trattare gli aggressori alla stregua delle vittime? È nel nostro interesse distogliere lo sguardo? Naturalmente è importante offrire il nostro aiuto a tutte le parti in causa. Naturalmente è giusto non partecipare a una guerra. Ma non potremo mai evitare di inquadrare gli eventi e di formulare un giudizio onesto. E tali giudizi devono anche essere espressi chiaramente nelle dichiarazioni e nelle azioni.

Dietro l'imminente dibattito, però, c'è ben più della semplice questione di come la Svizzera debba posizionarsi in un conflitto internazionale. Per i sostenitori si tratta di limitare il più possibile le critiche agli attuali avvenimenti bellici, di non mettere a repentaglio gli interessi economici e di non intraprendere in alcun modo azioni che possano irritare qualche governo – ad esempio fornendo armi all'Ucraina.

In Svizzera la neutralità non è un concetto tecnico di politica estera, bensì parte integrante dell'identità nazionale. Fa parte del DNA politico del nostro Paese. Proprio perché la Svizzera ha dovuto affrontare ripetutamente, nel corso della storia, tensioni interne, diverse regioni linguistiche e peculiarità culturali, c'era bisogno di un elemento unificante. La neutralità ha svolto questa funzione in modo eccellente.

Senza questo denominatore comune, nel passato dello Stato federale moderno sarebbe stato molto più difficile mantenere unite le diverse forze della “nazione fondata sulla volontà”. 

Allo stesso tempo, questa neutralità non è mai stata rigida né definita in modo univoco. È stata continuamente adeguata, a volte in modo pragmatico, altre volte interpretata in modo molto generoso. Proprio questa flessibilità l’ha resa politicamente utilizzabile, ma anche vulnerabile allo sfruttamento da parte dei partiti per i propri scopi.

Non può essere nell’interesse del nostro Paese tornare alla vecchia strategia del riccio e rimanervi per l’eternità. La Svizzera non deve nascondersi dietro la neutralità se ciò va a vantaggio degli aggressori o se le vittime vengono abbandonate al proprio destino.

Ed è proprio ciò che chiede l'iniziativa. La neutralità dovrebbe infatti essere perpetua. L'adesione a un'alleanza di difesa sarebbe resa impossibile e non si potrebbero adottare misure coercitive di natura non militare nei confronti di Stati belligeranti. 

Un articolo costituzionale così rigido ci impedisce di riconsiderare continuamente la nostra neutralità, di gestirla con flessibilità e se necessario di regolarla. In questo modo, nella nostra democrazia diretta, è difficile tutelare gli interessi del Paese e tale articolo ignora completamente i cambiamenti dei tempi. Questa iniziativa è in contrasto con la nostra tradizione, non da ultimo perché non contribuisce a tenere unito il Paese, ma a dividerlo. 

Matthias Samuel Jauslin
Matthias Samuel Jauslin

è membro del Consiglio nazionale dal 2015, della commissione dei trasporti e delle telecomunicazioni (CTT) e della Commissione della gestione (CdG). È direttore e azionista di maggioranza di un’azienda attiva negli ambiti degli impianti elettrici, della telematica e dell’automazione.